La Scienza della Meditazione

“È necessario SAPER MEDITARE, comprendere qual è la Tecnica della Meditazione. L’oggetto della Meditazione è quindi semplice: Cos’è quello che cerchiamo attraverso la Meditazione? TRANQUILLIZZARCI, TRANQUILLITÀ…”.

“Può sembrare molto superfluo quello che stiamo dicendo e voi potreste obiettare «che ci si può tranquillizzare anche con una bottiglia di vino», non è vero? È chiaro. Potrebbero obiettare anche:

«Possiamo tranquillizzarci ascoltando una sinfonia di Beethoven». Questo potreste dirmi…”.

“Però in realtà, conseguire la tranquillità è più difficile di quanto voi possiate immaginare. Tanto che nessuno può avere tranquillità mentale, avere la propria mente in santa pace, se non ha eliminato dal proprio Centro Intellettuale, tutto il pensare caduco ed estemporaneo di cui è pieno. Nessuno può dar pace al suo cuore se non elimina da se stesso, prima di tutto le emozioni negative e dannose”.

Normalmente, la mente vive agendo e reagendo permanentemente in accordo con gli impatti del mondo esterno. Paragoniamo questo con l’esempio di un lago nel quale lanciamo una pietra; vedremo come questa produce molte onde che vanno dal centro verso la periferia, è la reazione dell’acqua con l’impatto proveniente dal mondo esterno.

Un fatto analogo accade con la mente e i sentimenti. Se qualcuno ci offende con parole dure, l’impatto della parola dura va al centro dell’intelletto o centro pensante e subito reagiamo in modo violento. Se qualcuno offende il nostro amor proprio, ci sentiamo molestati e reagiamo in modo brutale.

In tutte le circostanze della vita, la mente e il sentimento hanno parte attiva e reagiscono incessantemente. L’interessante sarebbe, non dare opportunità né al sentimento né alla mente di reagire. È urgente una mente passiva e questo naturalmente dà fastidio a tutti i mentalisti.

Parlando dunque, ora sul terreno pratico della meditazione, dobbiamo dire che quello che cerchiamo è, precisamente andare più in là della mente e dei sentimenti e questo è possibile se nella vita pratica ci saremo allenati intensamente e ci saremo preparati attraverso la vita giornaliera per questo fine meraviglioso.

 

L’ESSENZA

Dobbiamo, durante la meditazione, far uscire dall’imbottigliamento l’Essenza, il Buddhata, il meglio che abbiamo dentro, il più degno, il più decente; precisamente quest’Essenza o Buddhata, si trova imbottigliata dentro gli elementi inumani, dentro questo composto di Aggregati Psicologici che costituiscono il Me Stesso, il Se Stesso, l’Ego.

Se non riusciremo a far uscire l’Essenza dall’interno dell’Ego, non potremo sperimentare il reale, la verità, quello che certamente c’interessa tutti; si dovrà vivere sempre nel mondo dei sogni, nel centro intellettuale, nel centro istintivo, nell’emozionale, nel centro motore o in quello sessuale, però l’Essenza non potrà in alcun modo scappare per sperimentare la VERITÀ.

Dobbiamo avere una mente passiva, un sentimento passivo, una personalità passiva, però una Coscienza totalmente attiva; comprendere questo è indispensabile, è urgente per poter diventare pratici nella meditazione. Con la tecnica della meditazione, quello che cerchiamo è informazione.

Quando il processo del pensare è stato esaurito, la mente rimane quieta ed in silenzio, ed allora avviene il nuovo.

Non si tratta di combattere i pensieri che vengono, perché  la mente resti quieta. No, quello che si deve fare, è contemplare questi pensieri, comprenderli (contemplare questi desideri intelligentemente, contemplare e capire tutti i ricordi che vengono alla mente).

 

 

MO CHAO

“La parola cinese «Mo», significa silenzioso o sereno; «Chao», significa riflettere od osservare. «Mo-Chao», pertanto, può tradursi come «riflessione serena» o «osservazione serena»“.

“Il difficoltoso e laborioso è conseguire silenzio mentale assoluto in tutti i livelli del subcosciente”.

“Raggiungere quiete e silenzio nel semplice livello superficiale, intellettuale, o in alcuni dipartimenti subcoscienti, non è sufficiente, perché l’essenza continua imbottigliata dentro il dualismo sommerso, infracosciente e incosciente”.

“La mente in bianco è qualcosa di troppo superficiale, vuoto ed intellettuale. Necessitiamo «riflessione serena» se in verità vogliamo conseguire la quiete ed il silenzio assoluto della mente”.

“«Serena», è qui la serenità del non pensiero, e «riflessione» significa Coscienza intensa e chiara”.

“«Riflessione serena», è la chiara Coscienza nella tranquillità del non pensare”.

“Quando regna la serenità perfetta, si consegue la vera illuminazione profonda”.

 

I PASSI NELLA MEDITAZIONE

Nella saggezza orientale si pratica nel seguente ordine:

Primo: ASANA (posizione del corpo).

Secondo: PRATYHARA (non pensare a niente).

Terzo: DHARANA (concentrazione su una sola cosa).

Quarto: DHYANA (meditazione profonda).

Quinto: SAMADHI (estasi).

È necessario mettere il corpo nella posizione più comoda (ASANA); è indispensabile mettere la mente in silenzio prima della concentrazione (PRATYAHARA); è urgente saper fissare la mente su una cosa sola (DHARANA); e così arriveremo a riflettere profondamente sul contenuto della cosa stessa (DHYANA); per questo cammino arriviamo all’Estasi (SAMADHI), al “Vuoto illuminatore“.

 

 

POSIZIONI E TEMPO PER MEDITARE

Si deve praticare giornalmente. Nell’istante in cui ci sentiamo con l’animo di farlo; specialmente quando sentiamo sonno.

Molti esoterici pensano che la meditazione non si deve in alcun modo combinare con il sonno del corpo, ma coloro che pensano così, si sbagliano: la meditazione senza il sonno rovina il cervello.

Praticate la meditazione quando vi sentite predisposti al sonno normale.

Il cammino della meditazione profonda, implica molta PAZIENZA; gli impazienti giammai riusciranno a trionfare. Non è possibile vivere l’esperienza del VUOTO ILLUMINATORE, fintantoché esiste in noi l’IMPAZIENZA. L’Io dell’impazienza deve essere eliminato, dopo essere stato compreso.

Se qualcuno mi chiede quanti minuti giornalieri dobbiamo utilizzare per la meditazione: se mezz’ora, o un’ora, o due… Non darei risposta! Perché se qualcuno entra in meditazione ed è dipendente dal tempo, non può sperimentare il Vuoto Illuminatore, perché questo NON È DEL TEMPO. Questo è simile ad un uccello che tenta di volare, però è legato per una zampa ad una pietra, o ad un palo; non potrebbe volare, ci sarebbe un ostacolo. Per sperimentare il Vuoto Illuminatore, dobbiamo liberarci da tutti gli ostacoli.

La meditazione, dunque, deve essere profonda, prolungata…

Nel mondo orientale si fa molta enfasi sulle posizioni di “padmasana”, con le gambe incrociate, però noi non siamo orientali e possiamo meditare d’accordo con i nostri costumi; inoltre non tutti gli orientali meditano con le gambe incrociate.

In ogni caso, ognuno deve adottare la posizione che gli è più comoda; chi vuole meditare con le gambe incrociate, dunque, lo faccia, sebbene, come abbiamo detto, non è l’unica asana pratica per la meditazione.

Per una meditazione corretta possiamo sederci in una comoda poltrona con le braccia e le gambe ben rilassate, il corpo in generale ben rilassato, in modo che nessun muscolo sia in tensione.

Ci sarà qualcuno che preferirà assumere la posizione fiammeggiante della stella a cinque punte: le due braccia aperte verso i lati così come le gambe; sdraiato in decubito dorsale, sopra il suolo o sopra il proprio letto con la testa verso il nord.

Un’altra posizione che si può acquisire è quella dell’uomo morto. Deve allora sembrare un cadavere: i piedi devono toccarsi sui talloni e le punte degli stessi essere separate a forma di ventaglio. Ai fianchi del corpo si stendono le braccia del “cadavere”.

Chiunque può prendere una posizione orientale se così lo vuole, un altro vuole prendere una posizione occidentale, dunque lo può fare, e se un altro vuole prendere qualunque altra posizione che gli sembra migliore, quindi lo può fare. L’importante è che stia comodo e che possa fare una buona meditazione.

Ogni persona è differente e l’unica cosa che deve fare, è trovare la posizione più comoda senza attenersi ad alcuna regola o modello di asana o di sistema; è molto conveniente certamente, rilassare il corpo, questo è indispensabile nella meditazione; la posizione deve permettere al corpo di stare comodo.

 

Estratto da:
  • “La collana del Buddha” di Samael Aun Weor;
  • “La rivoluzione della dialettica” di Samael Aun Weor;
  • “Yoga-sutra” di Patanjali.

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